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La magia di entrare nei colori, la mostra è un Luna Park
La Stampa - Ilaria Dotta

(30.04.2017)

Ci si mette in coda, quasi sempre armati di smartphone. Pronti a entrare nell’opera d’arte, a lasciarsi inglobare. A vivere per un istante dentro al capolavoro. Dalla passerella galleggiante di Christo alle mostre immersive di Carsten Höller, l’arte diventa esperienza. Non serve nemmeno capire, basta esserci. Fare qualche passo, poi fermarsi, osservare e stare in ascolto.


© La Stampa

È quello che accade alla Gam, dove è allestita la mostra «L’emozione dei colori nell’arte». C’è chi dice che ti cambia l’umore, qualcun altro che per un attimo la testa si svuota dei pensieri per riempirsi di sensazioni nuove. Quel che è certo è che da questo luna park non si esce mai uguali a come si è entrati. La giostra più affascinante, quella che scatena entusiasmo e selfie tra i visitatori di qualsiasi età, è l’opera «Chromosaturation». Il suo autore, il franco-venezuelano Carlos Cruz-Diez, è uno dei protagonisti dell’arte cinetica e optical art, movimento che incoraggia la consapevolezza dell’instabilità del mondo reale. L’artista esplora la percezione del colore come una realtà autonoma e trascina il visitatore in uno spazio artificiale surreale. In camere dalle pareti bianche, ciascuna delle quali è illuminata da un colore diverso. L’immersione è totale, si entra e si viene inghiottiti dagli spazi cromatici che alterano le percezioni. I colori e la luce modificano la pelle e i vestiti, creando un universo estetico nuovo e sorprendente.

EMOZIONI E NEUROSCIENZA
Non è un caso che le installazioni fluorescenti di Cruz-Diez siano nate a partire dal ’65, subito dopo lavori come «Additive Color» e “Chromatic Induction», basati sullo studio del fenomeno già intuito da Goethe. Quello degli «afterimage colors», ossia il fatto che l’occhio umano percepisca come immagine residua il colore complementare a quello osservato con persistenza su una superficie bianca.
Emozioni, biologia e neuroscienza si mescolano così in una mostra che, tra Gam e Castello di Rivoli, offre al pubblico 400 capolavori dal 700 a oggi. L’invito a immergersi nell’arte è chiaro fin dall’ingresso in via Magenta: «Zobop!», la psichedelica opera site-specific di Jim Lambie ricopre interamente le scale e l’atrio. Si fa calpestare, si fa vivere. Perché «finché siamo vivi, siamo vivi - dice la poetessa libanese Etel Adnan -. Il colore è vita».

Source: La Stampa - Ilaria Dotta

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